Fede e dubbio in Ermanno Olmi - G. Ravasi

di Gianfranco Ravasi* -


All’amico comune Sergio Zavoli, nel Diario di un cronista, aveva confessato "Ogni giorno la fede e l’amore si devono conquistare attraverso una lotta con il dubbio. La vittoria sul dubbio è la sola, vera affermazione del credere". Credere e amare, le stelle fiammeggianti del cielo umano e artistico di Olmi sono due avventure dell’anima che però coinvolgono carne e sangue, che inquietano prima di consolare, che esigono prima di donare, che lacerano prima di esaltare. Piaceva a Ermanno la frase che un giorno mi aveva detto lo scrittore francese Julien Green: "Finché si è inquieti, si può stare tranquilli". Un’inquietudine tipicamente agostiniana che non è frenesia, ma percorso su un sentiero d’altura, sul crinale di quei monti tanto cari al regista, tra i quali spicca il Moria di Abramo e del sacrificio del figlio Isacco, con Dio misterioso che incombe con la sua indecifrabile crudeltà, ma che alla fine si rivela come l’unico Salvatore. Per questo motivo Olmi non sempre è stato compreso (...). A lui mi sembra bene adattarsi una considerazione che anni fa mi fece un altro grande della della nostra cultura contemporanea: "Il consenso senza sofferenza che diamo a Dio è solo un’altro modo, fra tanti, di non rispondergli". Ermanno ha cercato, invece, una risposta "costosa", che si tira fuori dall’anima e dalla carne, che duella col dubbio, che coinvolge l’eterno e l’infinito ed è, quindi, di sua natura "in-finita". 

*Gianfranco Ravasi, Quel sogno incompiuto sul Vangelo di Marco, in Repubblica, 8 maggio 2018

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