Ascoltare il popolo di Dio


di Domenico Pizzuti


Questa mattina, partecipando come gli altri fedeli alla Messa presieduta da due confratelli gesuiti nella cappella del Gesù a Roma, ho avuto una “illuminazione”: i cristiani (in prevalenza donne) che quotidianamente per anni, decenni, forse secoli hanno partecipato con attenzione alle celebrazioni eucaristiche, certo hanno ricevuto ed  acquisito secondo le loro capacità un patrimonio vivo di conoscenza e fede cristiana; ma spesso non è data loro (popolo di Dio) la possibilità di esprimerla e comunicarla. Si può forse parlare di un sensus fidei cui non è data parola.

Alla fine della Messa ho comunicato questa mia illuminazione ai due concelebranti, ma non ho avuto riscontro forse perché ancora avvolti dalla sacralità della celebrazione. Poco dopo, un inaspettato riscontro in un passo di papa Francesco, nella Lettera al Popolo di Dio pellegrino in Cile del 31 maggio 2018. Rispetto ad una “psicologia elitaria” di individui o gruppi del popolo cristiano per la pretesa di rappresentare la totalità del Popolo di Dio, Francesco confessa: "Ho imparato a scoprire che la pastorale popolare è uno dei pochi spazi in cui il Popolo di Dio è svincolato dall'influenza di quel clericalismo che cerca sempre di controllare e frenare l’unzione di Dio sul suo popolo". E ci invita ad imparare "ad ascoltare il cuore del nostro Popolo e nel contempo il cuore di Dio".

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