Il peccato sociale di Matteo Salvini

di Domenico Pizzuti sj

Il capovolgere la realtà per richiamare attenzione e possibilmente consenso alle proprie sparate è pane quotidiano nell’aprire la bocca della propaganda da parte di Matteo Salvini della Lega lombarda, di cui non è più segretario ma che continua ad occuparsi di sicurezza nel governo, come nel caso del processo penale sulla Ong spagnola “Open Arms”: 147 malcapitati salvati dalle onde a cui il Nostro rifiutò un porto sicuro italiano. L’agognato Ministero dell’Interno è già occupato da un Ministro approvato dalla Maggioranza con la premier Meloni, il che non impedisce al Salvini di sbraitare sul difendere i confini marittimi del nostro suolo da un'invasione inesistente di poveri cristi, senza armi e bastoni, per non dire vestiti e scarpe.

Questo capovolgimento della realtà a nostro avviso, da un punto di vista etico della realtà della situazione per propaganda anche personale, costituisce un autentico PECCATO SOCIALE anche perchè è rifiuto del diritto d’asilo sancito dalla costituzione, letta poco da Salvini ed altri governanti con un atteggiamento spavaldo di rifiuto di rifugiati e migranti. Si dovrebbe dire che sono in stato permanente di “Peccato sociale” con la correità di tanti cittadini italiani muti e sordi per non vedere e parlare per difendere la famosa “Roba” da esterni ed intrusi nei borghi della prospera terra lombarda e così via, perchè invece di braccia di lavoro c’è bisogno nell’industria ed agricoltura non precari ed irregolari a vantaggio di imprese che così fomentano il precariato ed irregolarità.

Il Peccato sociale riguarda la mancata ACCOGLIENZA di rifugiati e migranti per l’Asilo sul nostro territorio che si finge di non vedere e la FRATERNITA’ umana che ci unisce per dare vita non solo a migranti e rifugiati anche a questi stolidi italici che si chiudono nelle fortezze delle loro imprese ed abitazioni.
Enzo Bianchi, ex priore di Bose, in un articolo “Il vero messaggio del Natale”, Repubblica 23 dicembre 2024, p. 30, nella conclusione chiosa:

“Celebrare il Natale è una cosa seria e sarebbe l’occasione di mostrare la differenza cristiana. Ma chi si dice cristiano e lo proclama e non ha capito che questa festa ci impegna alla compassione umana, alla responsabilità verso chi è nel bisogno, costui anche se assolto dalla giustizia umana deve ricordare che Natale è un giudizio divino su ciascuno di noi e sulle nostre scelte di oggi. Non si può andare al presepe, (...) e allo stesso tempo alzare barriere, muri che escludono. Questa è cattiveria che il messaggio di Natale GIUDICA!"

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