Pochi contro molti, la scossa conflittuale
di Domenico Pizzuti sj
Questo agile e brillante volumetto della nota politologa Nadia Urbinati, docente di Teoria politica alla Columbia University di New York, Pochi contro molti, Editori Laterza, Bari-Roma 2024, pp.100, autrice di molti saggi e volumi in inglese ed in italiano, con il sottotitolo illuminante “Il conflitto politico nel XXI secolo”, e non ultimo sul fenomeno del populismo “Io, il popolo, come il Populismo trasforma la democrazia, Il Mulino, Bologna 2020”.
In questo volumetto esplora il cuore del meccanismo democratico, la scossa conflittuale tra i “pochi” e i “molti”, le élites e il popolo. Il XXI secolo, come l’Autrice illustra nella prima riflessione “Movimenti”, è punteggiato da una serie di manifestazioni popolari che hanno portato in piazza un diffuso scontento: le primavere arabe, Occupy Wall Street a New York, gli indignados in Spagna, i Vaffa Days in Italia, i gilet gialli in Francia, le rivolte in Cile, a Hong Kong, in Libano.
Quello cui assistiamo è un conflitto nuovo rispetto a quello rappresentato ed organizzato da partiti e sindacati: è contrapposizione tra pochi e molti, tra chi detiene il potere e chi si sente di non contare nulla. “Alla consueta formula I molti contro i pochi, rappresentato con facilità dalle immagini ormai quotidiane di ribellioni, si dovrebbe affiancare quella meno consueta dei pochi contro i molti che invece descrive comportamenti raramente plateali. Tale divorzio visto da entrambe le prospettive è il tema di questo volumetto” (ib., p.7) di illuminante lettura.
La frattura sociale profonda che questi antagonismi evidenziano mette in crisi l’idea stessa di democrazia e la espone al rischio di pulsioni autoritarie. Ma questo non è un esito scontato: come scriveva Machiavelli il conflitto tra pochi e molti può anche essere un lievito di libertà, se il nuovo ordine che ne può risultare riequilibra il potere nella società.
Un volumetto di fruttuosa lettura per la chiarezza di concetti ed argomentazioni secondo lo stile della Urbinati, che forse si può porre anche sul tavolino da notte per illuminare tutte le querelles di una politica senza cultura.
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