domenica 17 settembre 2017

Miano contro Scampia. Il ruolo dei media nella crisi Rom



In queste settimane di acuta emergenza (umanitaria) Rom, i media sembrano dare eccessivo rilievo non tanto al distruttivo incendio del campo Rom di fine agosto a Scampia, quanto a movimenti di piazza (anche attizzati) ostili all'insediamento temporaneo di 300 Rom in una tendopoli nella Caserma Boscariello, a Miano. Non offrono insomma una buona immagine.


Si sta parlando di nuclei Rom destinatari del sequestro di aree abitate abusivamente, da parte della Procura della Repubblica di Napoli, ma anche oggetto di sgomberi parziali di queste stesse aree.


Ci siamo resi conto in questi giorni che comuni cittadini di Scampia rimangono perplessi di fronte alle forme di isteria collettiva messe in atto da cittadini, associazioni e istituzioni del quartiere Miano, al di là del muro della caserma Boscariello. Forme già acutamente analizzate in prospettiva culturale dallo scrittore Braucci su questo giornale. Molte persone che incontriamo appaiono incerte nel valutare le manifestazioni di piazza che si oppongono al trasferimento temporaneo di alcune centinaia di Rom, incerte di fronte agli interventi umanitari di sistemazione temporanea dei Rom sgomberati dal Comune e trasferiti in altre strutture di Scampia. Nel mentre si registrano però manifestazioni di solidarietà da parte di singoli, associazioni e parrocchie per le famiglie sistemate nell'Auditorium della Municipalità. 

La costituzione di un Comitato “Abitare Cupa Perillo”, che aggrega con la comunità Rom cittadini, religiosi, associazioni e comitati civici da tutta la città, lavora intanto per interagire ed accompagnare pacificamente e attivamente questo delicato processo di risistemazione della popolazione Rom, insieme al Comune.


Al di là che il compito dei media (registrare ed informare ad ampio raggio su fatti e azioni dei cittadini nei territori) non sempre è “avalutativo” per dirla con Max Weber, per quanto riguarda l’analisi sociologica non si possono ignorare certi messaggi percepiti dai cittadini, i quali non sempre hanno gli strumenti per un giudizio adeguato su fatti e misfatti narrati. 

Nel nostro caso dalle grida e manifestazioni di protesta di alcuni gruppi, anche manovrati con qualche argomentazione, e forse dai titoli strillati sui media, il messaggio che passa è: “Non vogliamo i Rom a Miano nella caserma Boscariello”. Se pure non razzista, è un messaggio escludente verso una popolazione, ben lontano dalla famosa “Strategia nazionale di inclusione di Rom, Sinti e Camminanti 2012-2020”. In parole povere, se alte fiamme per un oscuro intervento doloso bruciano baracche, alberi e rifiuti, si può insinuare nella mente che abbiano quasi una portata punitiva, un lavoro sporco di pulizia per “cacciare” i Rom dal campo. Se le donne di Miano sono scese in strada e ad alta voce si oppongono alla sistemazione temporanea di qualche centinaio di Rom nella Caserma Boscariello destinata a suo tempo ad ospitare la Città dello Sport, si è indotti a pensare che forse hanno ragione, e che i Rom sono brutti sporchi e cattivi se non tutti delinquenti secondo la vulgata diffusa.


Allora, a nostro avviso, il muro della caserma Boscariello separa due quartieri interessati alla presenza e sistemazione dei Rom, e in una certa misura separa mentalità ed atteggiamenti delle rispettive popolazioni nei confronti di una minoranza etnica protetta. Al di là della “distanza civile” che in gran parte ha caratterizzato le relazioni decennali dei cittadini di Scampia con gli abitanti del campo (senza trascurare la manifesta ostilità ai Rom da parte di consiglieri della Municipalità con denunce sistematiche di presunti reati per indurre lo sgombero), bisogna segnalare nel quartiere l’azione tonificante nel tempo di associazioni, centri, comitati, religiosi, con interventi educativi, sociali e culturali che hanno favorito forme di integrazione, se non completa inclusione sociale di alcuni nuclei.

Si deve superare una mentalità localistica, perché anche Scampia e Miano sono un microcosmo non estraneo alle grandi dinamiche nazionali ed europee, di apertura o di chiusura, di accoglienza o di rifiuto, di inclusione od esclusione, nei confronti dello straniero che vive con noi.

Cosa passa nella testa della gente, non solo a Miano, se i messaggi mediatici ed i gesti civici restano incentrati su messaggi quali “sgombero”, “esclusione”, "allontanamento" di famiglie dal giardino dietro casa? Cosa può attecchire senza il riconoscimento di una comune umanità tra "indigeni" e Rom, nati in gran parte nello stesso luogo?

venerdì 8 settembre 2017

Oltre le ceneri, a Scampia un passaggio epocale


La comunità rom è molto colpita dal susseguirsi degli eventi. All'incendio del 27 agosto in cui sono andate distrutte 5 baracche e diversi mezzi dell'ASIA ha fatto seguito il trasferimento prima di 27 persone, e da quattro giorni di altre 30 persone tra donne, uomini e bambini. Questo nuovo trasferimento trova ragione nel fatto che le relazioni congiunte dell'Arpac e dell'Asl confermano il dato relativo ad un inquinamento dell'aria e del suolo incompatibile con la vivibilità delle persone. 

I comitati e le organizzazioni che promuovono la tutela eco-ambientale del territorio sottolineano come questo rapporto confermi notizie già tristemente risapute. Senza alcuna polemica, ma con spirito di restituire un quadro della realtà più prossimo a raccontarne la sua evoluzione storica, sono forse maturi i tempi perché anche aree devastate da un abbandono non incolpevole trovino un loro epilogo attraverso seri processi di bonifica e riqualifica in termini di beni, servizi, abitazioni dell'intera area, definita secondo quanto indicato nel piano regolatore con il nome di AMBITO 7.

I campi di Cupa Perillo sono stati successivamente interessati da azioni intimidatorie ad opera di giovani napoletani. Le motivazioni restano ancora poco note, ma certo è l'aumento del clima di incertezza e precarietà in cui vive la comunità rom da circa due mesi. In questa difficile situazione che ancora una volta vede colpite le fasce più marginali della nostra città, siamo però in grado di raccontare come associazione da sempre impegnata nei processi di emancipazione dal basso, ma soprattutto come COMITATO ABITARE CUPA PERILLO, lo straordinario processo che sta vivendo la comunità rom. Come qualcuno di loro ha detto: "dormivamo, ma ora siamo finalmente svegli". Così l'intero quartiere di Scampia.

Di fronte alla notifica dello sgombero previsto per il prossimo 11 settembre, alle accuse sui roghi, agli incendi e alle minacce, la comunità rom non si mette in fuga come quasi sempre avviene qua e là in giro per l'Italia, ma reagisce con consapevolezza, nell'intenzione di salvaguardare la propria esistenza, contribuendo nel contempo al miglioramento del quartiere in cui hanno scelto di vivere da oltre 30 anni, l'unico a cui sentono davvero di appartenere. Da oltre due mesi infatti, con un'azione rischiosa per la propria incolumità e che qualcuno ricollegava allo scoppio degli incendi del 27 agosto, un'azione collettiva ha visto impegnanti molti rom nell'impedire gli sversamenti dei rifiuti e nel documentare quelli che riuscivano nonostante i presidi a sversare ogni sorta di materiale. 

Ancora, oltre 35 persone qualche giorno fa hanno dato mandato agli avvocati Pierro B., Consentino E., Del Piano A. e Guardascione F. per la presentazione alla Procura della Repubblica di Napoli di un esposto contro ignoti, in qualità di vittime dei fatti concernenti gli sversamenti abusivi di rifiuti, gli incendi che hanno colpito i campi rom e le intimidazioni subite a più riprese, fino all'ultimo evento di stanotte che ha visto l'incendio di una baracca disabitata che per fortuna non ha avuto esiti devastanti, grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco chiamati da diversi abitanti della comunità rom. Qualche tempo fa una simile reazione non era nemmeno ipotizzabile, si assiste ad passaggio epocale, i rom prendono in mano la propria vita e si rendono artefici del proprio cambiamento.

Se tutto questo è possibile, dopo tanti anni di attività di advocacy, è certamente per il ruolo decisivo giocato dal quartiere Scampia, che il Comitato A.C.P. in qualche modo incarna per la molteplicità di soggetti che lo compongono. Un'azione che supera la solidarietà, la pronta assistenza comunque necessaria, e riesce a dare risposte concrete alle molteplici situazioni di disagio che il quartiere attraversa in questo momento, in termini di coesione sociale, di rivendicazione di un diritto all'abitare DIGNITOSO E PER TUTTI, di un miglioramento complessivo dell'area Cupa Perillo, a vantaggio di una collettività territoriale, cittadina. 

Purtroppo questo processo, forse unico nella sua storia, non trova un'eco mediatica corrispondente alla sua straordinarietà e utile a contrastare il vento politico razzista e anti-sociale che invece trova ampio spazio su giornali e tv. Sopratutto da quando l'amministrazione comunale, in contro-tendenza rispetto al passato, si fa carico dell'intera comunità rom di Scampia, cercando soluzioni temporanee utili a garantire il diritto di una comunità residente da oltre 25 anni a rimanere sul suo territorio di elezione.

Questa fase transitoria, che coinvolgerà un numero non ancora precisato di abitanti rom di Cupa Perillo, prevede il loro trasferimento per un tempo contingentato (da un mese a tre mesi) presso la caserma Boscariello tra Miano e Scampia, attualmente in disuso. La risposta politica della VII Municipalità è molto pericolosa, riprovevole e inadeguata a dare risposte concrete alle istanze di riqualifica e miglioramento dei territori che istituzionalmente rappresentano. Gli stessi proclami che utilizzano come paravento per nascondere l'incapacità di progettare piani di sviluppo locale, processi sinergici di concertazione e confronto dal basso tra gli attori dei territori. Purtroppo lo scenario pietoso di questi giorni vede l'affissione di volantini per una mobilitazione razzista e populista, l'esposizione di alcune donne strumentalizzate a difesa del proprio decoro e diritto ad uno sviluppo "identitario italico" dinanzi alla caserma Boscariello, l'indizione di un consiglio municipale nell'VIII municipalità (cui non ha preso parte l'opposizione) in nome del rifiuto e respingimento delle comunità rom, perché, in sintesi, non vengono considerati cittadini di questo territorio ma accusati del degrado di alcune zone cittadine.

In questo scenario complicato e confuso sentiamo necessario riportare l'attenzione sulla possibilità/capacità che il Comitato Abitare Cupa Perillo acquisti sempre più una legittimazione politica, riesca a consolidare il lavoro interno di creazione di una leadership autorevole e capace, credendo fortemente nella necessità che l'assemblea resti il luogo privilegiato per la formulazione di soluzioni differenziate abitative dignitose e di sviluppo territoriale.

Comitato Abitare Cupa Perillo
Associazione chi rom e...chi no

Caccia al rom piromane


I rumorosi raid di motorini durante l’assemblea del Comitato Abitare Cupa Perillo, le grida “vi incendieremo tutti” nelle prime ore della notte, costituiscono pericolosi atti di intimidazione nei confronti delle famiglie Rom da parte di chi è intenzionato a cacciarli dal campo, a fare piazza pulita prima dello sgombero intimato dalla Procura della Repubblica di Napoli. 

Si tratta chiaramente di una strategia violenta, da perseguire anche penalmente, messa in atto per creare paura, indurre terrore, “atti terroristici” che lasciano supporre la logica "il fine giustifica i mezzi". A nostro avviso finiscono per portare argomenti al carattere doloso del violento incendio che ha devastato domenica scorsa una parte del campo, distruggendo alberi, baracche e automezzi privati e pubblici. Una autentica “desolazione” nel senso biblico del termine, come abbiamo denunciato nel corso di una Messa a poche centinaia di metri dal campo Rom. Vedere per credere.

Sembra quasi che, esaurita la strategia giudiziaria con le denunce ai Rom da parte di alcuni consiglieri di Municipalità, gruppi e movimenti di cittadini storicamente ostili, si sia dato corso da altri gruppi alle manovre intimidatorie di carattere camorristico, che di fatto concorrono allo stesso scopo. Una strategia violenta che non aiuta una buona immagine del quartiere Scampia che in questi anni abbiamo cercato di diffondere, ignorando il fuoco che covava sotto la cenere. Dobbiamo prenderne coscienza per avvalorare una pacifica convivenza e la civiltà del diritto (o meglio dei diritti) anche per le popolazioni Rom, volutamente ignorate per piccoli interessi elettoralistici.

Ambigua anche la strategia dei media, che con faciloneria o strumentalmente hanno definito “fake news” ogni interpretazione che non attribuisse a qualche improvvido Rom del campo la responsabilità dell’incendio. Incendio che, se fosse sfuggito, si è propagato proprio a danno degli stessi Rom, che sono sollecitamente fuggiti con i loro figli. Riteniamo che non solo qualche foto, ma una verifica diretta sul campo del percorso delle fiamme aiuti a farsi un'idea dell’origine e degli effetti devastanti delle fiamme. 

Non vorremmo che per pregiudizi inveterati e facilonerie che non fanno onore all'informazione (come il cortocircuito "i Rom incendiano le immondizie, quindi hanno incendiato immondizie che hanno provocato l'incendio") si desse anche sulle pagine dei giornali la “caccia” al Rom piromane da additare alla pubblica opinione. Come ha osservato Ezio Mauro, e prima di lui Bauman sociologo della “società liquida”, per un capovolgimento delle responsabilità si finisce spesso per attribuire allo stesso povero la causa della sua povertà, e allo stesso Rom per i suoi trascorsi la responsabilità dell’incendio.

Vorremmo che le indagini in corso non imboccassero una sola e scontata pista, ma come si dice nei gialli si svolgano a 360 gradi, lasciando alla ricerca culturale più ampie analisi che riguardano temi di attualità come la convivenza di popolazioni, etnie e culture, per non regredire nella barbarie e nella eliminazione violenta del diverso da parte di pochi “imprenditori della paura”, presenti anche a Scampia, i quali non meriterebbero voce in capitolo.

venerdì 1 settembre 2017

I gattini ciechi di Ischia


Abbiamo appreso senza eccessiva meraviglia dalle cronache ischitane del dopo terremoto la convergenza di opinioni da parte di Sindaci coinvolti e del Vescovo locale, che non pongono in nessun rapporto il diffuso abusivismo edilizio con i crolli avvenuti, di ampiezza maggiore della magnitudo 4.0 accertata. Con queste affermazioni le autorità locali intendevano contrastare semplicistiche e strumentali interpretazioni delle ragioni dei crolli, sulla pelle degli abitanti dell’isola. Lo stesso monsignor Lagnese ha affermato: "L'abusivismo edilizio è presente sulla nostra isola e va combattuto con determinazione soprattutto quando mina l'incolumità dei cittadini. Ma va anche affrontato da parte di tutti con senso di concretezza e di piena responsabilità, e senza lasciarsi ingabbiare dai lacci della burocrazia".

Certo sindaci e vescovo di concerto si sentivano in dovere di difendere l’immagine e l’onore dell’isola, di fronte alle accuse contro il conosciuto e riconosciuto abusivismo edilizio come causa dei danni ingenti prodotti dal terremoto. Una sorta di “complicità” tra autorità civili e religiose in sintonia con la “pancia” dei cittadini e dei fedeli. Raffaele Cantone nel suo intervento del 23 agosto su La Repubblica ha chiaramente messo in evidenza le diffuse e molteplici responsabilità del fenomeno nel nostro paese, una camorra vorace negli affari edilizi, un pezzo di imprenditoria collusa, una politica locale che ha guardato al territorio con una logica di sfruttamento miope ed affaristico, una politica nazionale che ha sfornato leggi criminali e criminogene come i condoni, “una cittadinanza in parte distratta, in parte egoisticamente convinta che a casa propria si può fare di tutto”.

Al di là dell’accertamento di responsabilità penali e civili che spetta alla Magistratura, non si può non notare con una certa preoccupazione che simili negazioni del ruolo dell’abusivismo volenti o nolenti tendono a sminuire la gravità degli abusi stessi, uno scheletro nell'armadio che è meglio non aprire. L’auctoritas (civile o religiosa che sia) per definizione deve tendere alla crescita civile del vivere in comunità secondo leggi, norme e regole giuste, e cioè modellare mores e comportamenti anche in questo campo. Tra questi c'è la protezione della vita, nell'osservanza scrupolosa delle regole edilizie, perché le abitazioni non crollino rovinosamente al primo movimento tellurico. 

Non può mancare un pensierino sul ruolo educativo della Chiesa, o meglio delle comunità cristiane sul territorio, in merito alla salvaguardia del creato - cioè della terra e degli uomini che la abitano - perché non si perpetui una dannosa scissione tra culto e vita nella società, né per distrazione né ancor meno per convenienze particolaristiche. Non vorremmo che le discussioni post terremoto, tra la polvere dei crolli, producessero - secondo il proverbio - gattini ciechi in alto e in basso.

giovedì 31 agosto 2017

Il campo di Scampia è sotto attacco


Nel pomeriggio di martedì 29 agosto si è svolta l'assemblea del comitato Abitare Cupa Perillo. Un incontro molto concitato alla luce dei terribili avvenimenti di domenica che hanno visto andare in fiamme 5 baracche e svariati mezzi dell'Asia. Il bilancio degli avvenimenti guardando le macerie che questo disastro ha lasciato a terra potevano essere ben più gravi, soltanto il caso, la prontezza dei rom nel mettere in salvo le loro famiglie e spostare alcune bombole del gas ha evitato che si consumasse una sciagura peggiore. Ventisette persone, tra adulti e minori, hanno perso tutto in questo incendio e trovano oggi ospitalità nell'Auditorium di Scampia; per quanto tempo questa provvisoria accoglienza durerà nessuno sa dirlo. 

La macchina comunale - già all'opera per capire il destino di tutti gli abitanti residenti nelle aree sottoposte a sequestro dalla Procura della Repubblica - fatica a dare risposte riguardanti possibili sistemazioni alternative e l'ultimatum dello sgombero previsto per  l'11 settembre resta ancora in piedi. Se questo avverrà o meno non siamo certamente in grado di saperlo, in attesa anche di quanto deciderà il governo sulla stretta riguardante gli sgomberi e le procedure che i prefetti dovranno adottare per garantire, ci auguriamo, sistemazioni alternative agli occupanti. Siamo in grado però di raccontare che la liberazione dell'area sta di fatto già avvenendo. Per un caso fortuito o per l'azione di una mano criminale (questo saranno le indagini a chiarirlo) l'incendio ha infatti determinato la liberazione di una delle parti sottoposte a sequestro, che coincide proprio con l'area intorno alla rotonda della strada che collega il quartiere con il comune di Mugnano, lì dove è prevista l'apertura dello svincolo dell'asse mediano. 

Intorno all'origine dei fuochi si avvicendano tante versioni: i rom raccontano di un contadino che nel bruciare sterpaglie in un terreno adiacente abbia perso il controllo del fuoco, che rapidamente si sarebbe propagato grazie alla presenza di antichi cumuli di rifiuti mai prelevati, nonostante le ripetute richieste fatte da oltre 10 anni a questa parte; lo scoppio di alcune bombole avrebbe fatto il resto. Durante l'assemblea di oggi e nelle voci ascoltate in questi giorni emerge forte però il timore di una correlazione tra quanto accaduto domenica e l'azione di presidio, denuncia e documentazione contro lo smaltimento abusivo e illegale dei rifiuti di cui i rom stessi si sono fatti autori. In queste settimane infatti, subito dopo la notifica dello sgombero, tra la metà di luglio e questo mese di agosto, tante famiglie rom si sono impegnate in prima persona nell'impedire gli sversamenti illegali di rifiuti ad opera di italiani, ed esposti nel segnalare il deposito abusivo dei rifiuti laddove non riuscivano ad impedirlo. I rom di Cupa Perillo sono diventati presidio di civiltà all'interno dei campi vigilando contro l'accensione di roghi tossici da cui loro stessi prendono le distanze e che condannano a voce alta per il bene dei loro figli, di questa città e sopratutto del quartiere di Scampia a cui rivendicano con orgoglio l'appartenenza. 

La storia ci racconta che attacchi incendiari di natura dolosa contro i rom, purtroppo anche in questa città, ce ne sono già stati: nel 2008 è il campo di Ponticelli a bruciare, la stessa sorte tocca nel 2014 al campo di via del Riposo, nel 2000 è Scampia ad assistere all'incendio del campo di via Zuccarini. E non c'è da stare sereni, da domenica ad oggi giovani a bordo di scooter e automobili perlustrano, osservano, inveiscono conto i rom e con fare minaccioso si aggirano tra i campi. Durante la stessa riunione di ieri svoltasi presso la Ludoteca dei Mille Colori sita a ridosso di Cupa Perillo, siamo stati sorpresi dal rumore proveniente dalla strada dove diversi scooter con a bordo giovani presumibilmente del quartiere a suono di clacson sfrecciavano su e giù per i campi. Una pattuglia della polizia allertata durante l'assemblea è arrivata sul posto ma al termine della riunione gli agenti sono andati via. 

Ancora poco fa alle ore 1:00 diverse telefonate dal campo ci informavano allarmati e impauriti che una nuova incursione stava avvenendo ad opera di diversi motorini e di una macchina che urlando contro le baracche minacciava le famiglie rom dicendo in dialetto "vi incendieremo tutti". Subito abbiamo provveduto ad allertare le forze dell'ordine e pare che non ci sia stato alcun seguito, ma sarà un'ennesima notte di veglia che la comunità rom di Cupa Perillo si troverà ad affrontare. Chi conosce queste dinamiche sa che certamente si tratta di inquietanti segnali intimidatori che ancora non siamo in grado di decifrare bene.

I rom di Cupa Perillo che da domenica si trovano, come se non bastasse già quanto accaduto, senza acqua né luce, sono intenzionati a presentare denuncia contro ignoti per i fatti accaduti in qualità di vittime sia degli incendi che delle intimidazioni che da giorni stanno subendo. In risposta a quanti nella malafede o confusione più profonda attribuiscono ai rom la responsabilità degli incendi va la chiara replica che le generalizzazioni non sono mai funzionali alla ricerca della verità, piuttosto sono in grado di alimentare populismi e stereotipi. Quanto agli autori dei fatti criminosi che siano italiani o rom si tratta in ogni caso di criminali feroci che speriamo vengano al più presto identificati e condannati per quanto accaduto.
Da Scampia si leva un coro forte e chiaro, a cui si unisce voce di tanti movimenti della città, che condanna quanto sta avvenendo e grida mai più POGROM né a Scampia né altrove, reclamando a voce alta il DIRITTO ALL'ABITARE dignitoso e per tutti. 

Che a supportare l'assemblea Abitare Cupa Perillo ci siano gruppi come il Comitato delle Vele che ha fatto della battaglia della casa la sua ragion d'essere è certamente un'inedito, che fa di Scampia - e non è certamente un caso - un terreno privilegiato per la sperimentazione e il consolidamento di forme di partecipazione popolare, determinate e antirazziste. Alla battaglia si uniscono anche i rom di Gianturco, ieri ancora presenti all'assemblea e che vivono loro malgrado una continua odissea, sgomberati alcuni mesi fa da Via Brecce e ora di nuovo minacciati di sgombero previsto per l'8 settembre dall'area ex mercato in cui hanno trovato rifugio. Questo a riprova della forza della lotta che insieme si sta portando avanti, uniti per la dignità di tutti.
L'invito è a restare vigili e uniti contro ogni barbarie, a fianco di chi combatte per un'esistenza migliore.

Associazione chi rom e...chi no 
Comitato abitare Cupa Perillo

sabato 26 agosto 2017

Maria ed Elisabetta: dove si manifesta il divino


In quei giorni, Maria alzatasi, corse verso la montagna, in una città di Giuda (Lc 39-45)
Maria si comporta come l’angelo che l’aveva visitata, "entrata nella casa di Zaccaria" salutò Elisabetta. Può sembrare un gesto normalissimo ma qui assume un valore teologico, perché Maria non solo va a trovare la sua cugina Elisabetta, ma entra nella casa del sacerdote e quanto vi o si compie cambia la realtà religiosa istituzionale con il Tempio e le classi sacerdotali. La corsa di Maria è accolta da una benedizione, Elisabetta benedice Maria.
Come Abramo dopo l’impresa vittoriosa a favore della città di Sodoma riceve una benedizione dal sacerdote Melchisedek, Elisabetta benedice Maria - che in questo caso è sostituta di Abramo - ed in un certo senso diventa un "sacerdote" simile a Melchisedek, pur non facendo parte di un’autorità ereditaria e legittima della funzione sacerdotale. E’ lei a benedire sia Maria sia Dio, a rendere grazie della grande impresa della sua parente: accogliere e portare il figlio di Dio, il figlio dell’Altissimo. Elisabetta benedice Maria per il dono che riceve da lei di essere e sentirsi madre ("il bambino si è mosso per la gioia nel mio grembo") soprattutto in forza dello Spirito Santo da cui è riempita. 

Proclamò con alto grido: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo.
Dice la teologa Rosanna Virgili: "Questa benedizione ha un linguaggio squisitamente liturgico che si celebra dentro una casa. Quella casa diventa pari al Santo del tempio. Qui non c’è un dentro ed un fuori come nel tempio. Qui c’è una umanità e divinità intrecciate nella carne di due donne… Dio si fa
Spirito Santo su Maria ed Elisabetta venendo per sempre ad abitare in mezzo al suo popolo". (Rosanna Virgili, Vangelo secondo Luca , in I Vangeli tradotti e commentati da quattro bibliste, Ancora, Milano 2015, p. 827). 
Maria è beata perché ha creduto, ha creduto all’angelo, ha creduto al miracolo che avveniva in Elisabetta, La beatitudine che le deriva dall’aver creduto diventa un inno di lode nella sua bocca per l’incredibile opera di Dio: "Dilata il Signore l’anima mia… perché guardò l’essere in basso della sua alleata" (Lc 1,46). Questa inedita manifestazione del divino per opera dello Spirito Santo avviene nella carne di due donne: in Maria perché l’angelo la rassicura ("Lo Spirito Santo si accosterà a
te ed il dinamismo dell’Altissimo ti avvolgerà come ombra" Lc 1,35) ed in Elisabetta che anch’essa viene riempita di Spirito Santo nel riconoscere la beatitudine di Maria e "benedetto il frutto del tuo grembo".

In questa luce biblica, a mio avviso, si può comprendere e condividere una risposta del P. Arturo Sosa, nuovo Preposito Generale della Compagnia di Gesù, a una domanda sulle donne e la Chiesa: "Gesù non ha seguito le norme comuni della donna della sua epoca. Donne lo accompagnarono sempre. La Chiesa non è esistita senza di loro. Per me sono le grandi trasmettitrici della fede. Verrà un momento in cui il loro ruolo si riconoscerà di più. La Chiesa del futuro dovrà avere una gerarchia differente, con ministeri diversi. Mi appello alla creatività femminile affinché entro 30 anni abbiamo comunità cristiane con un’altra struttura. Il Papa ha aperto la porta del diaconato creando una commissione. Poi potranno aprirsi più porte” (El Mundo, 31/05/2017). Che lo Spirito Santo si manifesti creativamente sulle comunità cristiane che l’accolgono riconoscendo il dono delle donne nella chiesa.

venerdì 25 agosto 2017

Padre Sosa: "Prima il discernimento e la coscienza personale"

dall'intervista di Rosso Porpora a p. Arturo Sosa, generale della Compagnia di Gesù, il 18 febbraio 2017


C’è il cardinale Gerhard Ludwig Műller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che in un’ampia intervista al mensile cattolico “il Timone” di febbraio 2017 annota - a proposito di matrimonio - che “nessun potere in Cielo e in Terra, né un angelo né il Papa, né un concilio né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo”. Osserva ancora il porporato tedesco: “Le parole di Gesù (NdR: in questo caso a proposito della sacralità del matrimonio) sono molto chiare e la loro interpretazione non è una interpretazione accademica, ma è Parola di Dio. ‘Fondamentalista cattolico’ anche Műller?
Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito…

Ma allora, se tutte le parole di Gesù vanno esaminate e ricondotte al loro contesto storico, non hanno un valore assoluto…
Nell’ultimo secolo nella Chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente che cosa volesse dire Gesù… capire una parola, capire una frase… le traduzioni della Bibbia cambiano, si arricchiscono di verità storica… Pensi un po’: per me, venezuelano, una stessa parola può avere un significato diverso se detta da uno spagnolo…Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane. Sa che cosa dice san Paolo? Non ho ricevuto il Vangelo da nessuno degli Apostoli. Sono andato a trovare Pietro e Giacomo per la prima volta tre anni dopo la conversione. La seconda, dopo dieci anni e in quell’occasione abbiamo discusso di come va compreso il Vangelo. Alla fine mi hanno detto che anche la mia interpretazione andava bene, ma una cosa non dovevo dimenticare: i poveri …. Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù… ma bisogna sapere quale è stata!

E’ discutibile anche l’affermazione (cfr. Matteo 19, 3-6) “ Non divida l’uomo ciò che Dio ha congiunto ”?
Io mi identifico con quello che dice papa Francesco: non si mette in dubbio, si mette a discernimento…

…cioè si mette in dubbio, poiché il discernimento è valutazione, è scelta tra diverse opzioni…Non c’è più un obbligo di seguire una sola interpretazione…
No, l’obbligo c’è sempre, ma di seguire i risultati del discernimento. Non è una qualsiasi valutazione…

Però la decisione finale si fonda sul giudizio relativo a diverse ipotesi…Prende in considerazione dunque anche l’ipotesi che la frase “l’uomo non divida….” non sia esattamente come appare… Insomma mette in dubbio la parola di Gesù…
Non la parola di Gesù, ma la parola di Gesù come noi l’abbiamo interpretata… Il discernimento non sceglie tra diverse ipotesi ma si pone in ascolto dello Spirito Santo, che – come Gesù ha promesso – ci aiuta a capire i segni della presenza di Dio nella storia umana.

Padre Sosa, come già accennato ci sono non pochi cattolici (certo più di quattro gatti) che faticano molto a seguire certi insegnamenti e certi gesti di papa Francesco, oltre che le sue continue rampogne…Gli si rimprovera di creare confusione. Perché non riescono a seguire? Sembra che con papa Bergoglio vengano a mancare quei punti d’appoggio necessari in una società ‘fluida’ come la nostra; punti d’appoggio che fino a poco fa erano garantiti dalla Chiesa, per così dire ultimo bastione in un mondo secolarizzato…
Sì, è vero che non sono quattro gatti. La fatica di seguire Francesco si riscontra non solo in Europa e negli Stati Uniti, ma anche in America latina, dappertutto, in tutto il mondo. Però la funzione della Chiesa non è quella di essere un bastione contro la modernità… 

…una modernità che calpesta i valori umani fondamentali. Basti pensare all’imposizione tramite massmedia e scuola di Stato (attraverso veri e tristi cavalli di Troia come la lotta contro il “bullismo” e la “violenza di genere”) di un’ideologia disumana come quella del gender , che mira a trasformare la persona in un individuo debole, senza identità, alla mercè di ogni burattinaio finanziario o libertario…
Però io ricordo il messaggio del Vaticano secondo: Noi dobbiamo imparare qualcosa dalla
modernità. La Chiesa non è un bastione, si apre, cerca di capire, cerca di ispirare.

Cinquant’anni fa, al tempo del Vaticano secondo, non esisteva la minaccia concreta del totalitarismo gender , che avvelena i nostri figli, simile a un Isis occidentale… Mi incuriosisce il fatto che Lei abbia usato il verbo “ispirare” relativo all’azione della Chiesa…
Non l’ho fatto a caso, perché ho evitato accuratamente di usare il verbo orientare. La Chiesa
non deve orientare, deve ispirare gli ambienti più diversi…

Se la Chiesa non deve orientare, quale stella polare devono mirare oggi i cattolici?
La stella c’è e si chiama Gesù di Nazareth, Gesù Cristo che ha dato la vita per tutti noi, i chiari, i confusi, i non credenti, i tradizionalisti e i progressisti…

Però non è facile tradurre Cristo nella convulsa e contraddittoria realtà odierna…come discernere, per utilizzare un verbo molto in voga?
Il discernimento bisogna farlo insieme, insieme. Il discernimento non è mai solo di una persona: dobbiamo insieme condividere il percorso. Il discernimento è molto impegnativo, non è una parola caricaturale. Papa Francesco fa discernimento seguendo sant’Ignazio, come tutta la Compagnia di Gesù: bisogna cercare e trovare, diceva sant’Ignazio, la volontà di Dio. Non è una ricerca da burletta…Il discernimento porta a una decisione: non si deve solo valutare, ma decidere.

E chi è che deve decidere?
La Chiesa ha sempre ribadito la priorità della coscienza personale…

Vediamo se ho capito bene: se la coscienza, dopo il discernimento del caso, mi dice che una certa azione la posso compiere, lo posso fare senza sentirmi in colpa e con l’approvazione della comunità…posso per esempio fare la Comunione anche se la norma non lo prevede…
La Chiesa si è sviluppata nei secoli, non è un pezzo di cemento armato… è nata, ha imparato, è cambiata… per questo si fanno i concili ecumenici, per cercare di mettere a fuoco gli sviluppi della dottrina. Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è mai bianca o nera, è in uno sviluppo continuo…

Mi par di capire che per Lei ci sia una priorità della prassi del discernimento sulla dottrina…
Sì, ma la dottrina fa parte del discernimento. Un vero discernimento non può prescindere dalla dottrina…

Però può giungere a conclusioni diverse dalla dottrina…
Questo sì, perché la dottrina non sostituisce il discernimento e neanche lo Spirito Santo.

mercoledì 23 agosto 2017

Abitare Cupa Perillo. La voce dei cittadini attivi



Il giorno 20 luglio 2017 nel campo rom di via Cupa Perillo, si sono riuniti gli abitanti rom, le associazioni, i comitati pro rom, singoli attivisti, cittadini che, in seguito all’ordinanza di sgombero notificata a un numero imprecisato di famiglie il 17 luglio dalla Procura della Repubblica che prevede la liberazione dell’area entro l’11 settembre, e in seguito all’abbattimento di alcune baracche ritenute erroneamente disabitate, intendono esprimere pubblicamente una posizione chiara, compatta e condivisa.


A Cupa Perillo vivono da oltre 30 anni circa 700 persone (dati censimento comunale 2015), molti dei quali cittadini italiani, per la metà minori che frequentano la scuola regolarmente. 


1. È inumano, incivile e contro i diritti umani, abbattere le baracche quando ospitano persone, famiglie, donne e bambini che non hanno altri posti per vivere. 
2. È obbligo e responsabilità dell’amministrazione fornire una alternativa abitativa adeguata prima che venga effettuato uno sgombero. I rom subiscono una sistematica discriminazione in materia abitativa che è proibita dalle leggi internazionali e regionali sui diritti umani, inclusa la direttiva dell’Unione europea sull’Uguaglianza razziale.
3. Così come previsto dall’amministrazione – vedi abbattimento Vele di Scampia – anche in questo caso si richiede, in luogo dello sgombero, una collocazione temporanea dignitosa e una riallocazione definitiva per tutti, concordata preventivamente con le comunità interessate.
4. La richiesta unanime è di ottenere abitazioni definitive, dignitose, rispettose degli standard europei. Si richiede all’amministrazione la trasparenza nelle comunicazioni, il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle comunità rom nel processo decisionale.
5. Le comunità rom si dissociano dalla produzione dei dannosi roghi tossici e degli sversamenti illegali che si perpetuano da anni sul territorio di Cupa Perillo e ne condannano i responsabili. Già nel 2009, una petizione pubblica a firma di 150 cittadini rom indirizzata anche alla Procura, denunciavano i roghi e gli sversamenti abusivi dei rifiuti tossici, chiedendo il prelievo ordinario e il monitoraggio dell’area con l’installazione di videocamere di sorveglianza. La richiesta non ha mai trovato risposta.



L’assemblea all’unanimità dichiara che nessuna persona sarà sgomberata in maniera coatta o indotta, senza soluzioni alternative, chiunque essa sia.
Lunedì ore 18.00 assemblea pubblica a Cupa Perillo.



Comitato Abitare Cupa Perillo: Comunità rom Cupa Perillo, Alex Zanotelli, Domenico Pizzuti, Giovanni Laino, Gennaro Sanges, Lino Chimenti, Monica Riccio, Felicetta Parisi, Pino Guerra, Enrico Muller, Antonio Lievore, Gridas, Centro Hurtado, Cantiere 167, Comitato Vele, chi rom e…chi no, Circolo La Gru Legambiente, Scuola di Pace, Cooperativa Occhi Aperti, Associazione 21 luglio, Compare - Mammut, Kitti Baracsi, IDEA ROM Onlus, N:EA Napoli: Europa Africa, Associazione "Porte Invisibili", ASD "Funicula", Padre Fabrizio Valletti, Sergio Denza


Per info e adesioni contattare: abitarecupaperillo@gmail.com

Noi non siamo animali (Alex Zanotelli)



"Noi non siamo animali!", così mi apostrofò con tanta rabbia in corpo una donna rom del campo di  via Brecce. "Noi non siamo animali! Voi ci emarginate, ci disprezzate, ci sfruttate e poi ci buttate fuori di qui". 

La Procura di Napoli aveva infatti già deciso da un anno che il campo rom di via Brecce a Napoli doveva essere sgomberato perché tossico. Ma a nulla valsero i tentativi fatti per trovare un'alternativa ai 1300 rom residenti. Così il giorno 11 giugno il campo di via Brecce fu demolito. Il Comune di Napoli trovò uno spazio in via del Riposo (a fianco del Cimitero Monumentale), nell'area del vecchio campo rom demolito, per soli 130 rom. Amnesty International ha definito quel campo un 'lager'! Gli altri rom, oltre un migliaio, si sono dispersi, inserendosi dove hanno potuto e creando così nuovi ghetti: circa centocinquanta sono riusciti a trovare 'casa' nella ex-manifattura Tabacchi, sempre in zona Gianturco. 

Pochi giorni fa sono stati raggiunti da un'altra ordinanza della Procura di Napoli che impone loro di uscire dalla struttura entro il primo agosto perché quell'edificio è di proprietà privata e per di più pericolante. 

Il 14 luglio abbiamo fatto un sit in davanti al Comune con i rom e i loro bambini (tanti e belli) per chiedere uno spazio alternativo ove sistemarsi, ma soprattutto per chiedere l'acqua! È incredibile che questi rom siano stati senz'acqua in giornate così torride. Abbiamo ottenuto un tavolo in Comune dove siamo riusciti a garantire l'acqua, ma non un luogo alternativo. Eppure un giovane rom, J., con le lacrime agli occhi e con la voce rotta dalla commozione, ha implorato l'ass. Gaeta di trovare per loro un angolo. Nulla! È una vergogna!

La stesse sorte toccherà ora i rom di Cupa Perillo a Scampia: questo è forse il più antico campo rom di Napoli dove vivono circa 500 rom slavi,fuggiti dalle guerre in Jugoslavia negli anni novanta. Molti sono anche cittadini italiani. Metà della popolazione è costituita da minori che frequentano la scuola pubblica. La Procura dì Napoli ha deciso di nuovo di sgomberare il campo entro l'11 settembre per occupazione abusiva del terreno e roghi tossici. Come anticipazione, la Procura ha mandato la Polizia a demolire sei baracche ritenute vuote (invece erano abitate!).

Per rispondere a questa emergenza ci siamo trovati il 20 luglio vicino al campo di Cupa Perillo. Erano presenti una settantina di rom insieme alle realtà religiose e laiche di Scampia e la Rete che opera a favore del popolo rom. È stato unanimemente deciso che i rom non usciranno dal campo, se prima non verrà loro assegnato un luogo alternativo. Ci siamo ritrovati di nuovo il 24 luglio per un'altra assemblea, ancora più partecipata della prima. Abbiamo insieme deciso un sit in davanti al Comune il 28 luglio alle ore 10 per chiedere un'alternativa all'attuale campo. 

Quello che sta avvenendo al popolo rom qui a Napoli è per me incomprensibile. Trovo incomprensibile l'accanimento delle istituzioni nei confronti dei rom di Napoli. È incomprensibile per me che la Procura di Napoli continui ad emanare decreti di demolizione dei campi per queste ragioni, senza offrire loro alternative. È una giustizia giusta questa? Altrettanto incomprensibili per me le parole razziste nei confronti dei rom del nostro governatore De Luca che continua a dire che bisogna fare piazza pulita dei campi, ma senza offrire loro alternative! Purtroppo non esiste alcuna politica nei loro confronti. È incomprensibile per me la quasi totale assenza della Prefettura in questa grave situazione umanitaria, pur avendo fra le mani 14 milioni di euro destinati ai rom!
Ed è altrettanto incomprensibile che il Comune di Napoli non abbia una progettualità politica. Sembra che stia rincorrendo solo emergenze. Ha demolito i campi di via del Riposo, via Virginia Wolf, via delle Brecce (Gianturco) ed ora Cupa Perillo, senza offrire alternative serie. 

Come fa Napoli a gloriarsi di essere una città accogliente? "Capro espiatorio da secoli - scrive in una lettera pastorale l'arcivescovo dì Torino Cesare Nosiglia - fino allo sterminio nazista del secolo scorso, i rom e i sinti rivelano la disumanità di una convivenza, la nostra, che vuol dirsi civile, ma lascia nella miseria più nera e nell'emarginazione più amara i figli del popolo più giovane d'Europa".
Come missionario e prete non posso accettare questa politica becera. La vera politica parte sempre dagli ultimi (ora gli ultimi sono i rom!) per il riconoscimento dei loro diritti fondamentali. I rom non sono animali, sono cittadini!

Alex Zanotelli 
Napoli, 27 luglio 2017

sabato 5 agosto 2017

Ho incontrato una Madonna "bruna"



L’ho incontrata, o meglio reincontrata, una sera di luglio nei viali dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. Questa quarantacinquenne madre Rom del campo nomadi di Scampia era ricoverata in osservazione. E’ una storia (o meglio un’altra storia, rispetto a quella già narrata di Cristina). Il 1 giugno, il mio confratello Claudio e la cara suor Iuliana avevano voluto festeggiare il 16° compleanno di Cristina con torta e regali, nella Ludoteca dei Mille Colori. A fine giugno vengo a sapere che Cristina deve abbandonare il campo per aggressioni fisiche subite, e così pure la madre, la donna ricoverata. I motivi sono difficili da accertare, e purtroppo fanno parte della difficile convivenza in campi (“effetto concentrazione” secondo W. J. Wilson) in aree di segregazione. 


N.J. mi racconta che nel campo familiari e conoscenti usano nominarla come quella dal “volto nero”, per la carnagione bruna. La trovo distesa dopo settimane di permanenza ospedaliera, ci troviamo a conversare su una panchina all'aperto. Dimostra un certo abbandono alla situazione (maturità nell'accettazione delle vicende della vita?) ma anche grazia ed eleganza che emanano dal suo portamento. Riesco a cogliere stralci della sua storia: di nascita e nazionalità jugoslava, anch'essa come altre famiglie Rom è “raminga” tra Jugoslavia, Italia, Germania, e Scampia. In Germania ha lasciato il marito con due figli maschi grandi. In seguito alle recenti tensioni la figlia Cristina è stata accolta in una comunità di accoglienza per adolescenti, ed altri due figli di 10 e 9 anni hanno trovato accoglienza per ora in un’altra comunità, in attesa di un desiderato ricongiungimento. 

Claudio e suor Iuliana se ne stanno amorevolmente prendendo cura con visite periodiche ed attenzione ai bisogni suoi e dei figli, che si sono adoperati di far accogliere in comunità protette. Claudio ha fatto il bucato per Cristina, Iuliana ha preparato una pietanza jugoslava più gradita dei pasti di routine somministrati dall'ospedale. Ho incontrato in questo modo, attraverso semplici ma veri gesti di amicizia, una MADONNA BRUNA con ferite nel cuore di una vita pellegrinante, degna di essere accolta, amata e venerata per le strade di Napoli e Scampia.

Onore e rispetto per tutte le MADONNE (brune o meno) che incontriamo nel nostro cammino di vita.

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