venerdì 19 gennaio 2018

Violenza giovanile, Scampia di nuovo in marcia


Ampio rilievo è stato dato dai servizi TV al lungo e compatto corteo di studenti degli Istituti scolastici dell’area Nord di Napoli, di associazioni del territorio, delle madri dei giovani vittime di gratuite aggressioni da parte delle “babygang” nelle scorse settimane, per dire un NO corale alla violenza di giovani contro altri giovani. E’ tuttora persistente il pregiudizio nei confronti del quartiere Scampia come terra di “Gomorra”, alimentato per sua parte dalla fiction televisiva, quando come è noto - anche se non sufficientemente divulgata - è stata portata a termine l’eliminazione delle principali piazze di spaccio della droga da parte delle forze dell’ordine ormai da cinque anni a questa parte. 


Scampia non è la “bella addormentata” che si risveglia in determinate occasioni, quando proprio in questi giorni ferve da parte di gruppi, associazioni, istituti scolastici la preparazione del 36° Carnevale di Scampia promosso dal Gridas di Felice Pignataro, un evento culturale nazionale, e centro di aggregazione negli ultimi anni per carnevali sociali di altri quartieri della città. E’ riconosciuto e vivo da decenni un ampio e variegato tessuto sociale di decine di associazioni e comitati di promozione sociale e culturale: per le giovani generazioni, per contrastare il disagio sociale di famiglie e singoli, a favore di categorie marginali come le popolazioni Rom insediate sul territorio. In difesa di queste ultime, oggetto di aggressioni da parte di minoritari imprenditori della paura per scopi elettoralistici, tra cui il violento e presumibilmente doloso incendio del campo Rom di Cupa Perillo, si sono mobilitati associazioni e comitati del territorio per la difesa ed il riconoscimento dei diritti umani loro riconosciuti.

Sugli episodi violenza minorile e giovanile in questi giorni si sono moltiplicati i discorsi ed i tentativi di analisi talora generalizzanti che richiedono più accurata attenzione alle diverse dimensioni del fenomeno. Per quanto riguarda le manifestazioni della violenza minorile e giovanile, a nostro avviso, bisogna analiticamente distinguere le cosiddette ”babygang” di minori che cercano scontro ed affermazione (non solo per risentimento) verso ragazzi di famiglie più privilegiate, anche fuori del proprio territorio nei luoghi della movida; e i gruppi di giovani che a scopo intimidatorio a cavallo di una moto sparando danno luogo nel proprio o altrui territorio alle cosiddette “stese”, in un humus non solo di mentalità camorristica, e che può contribuire ad un loro riconoscimento ed assunzione da parte di gruppi locali della criminalità organizzata. In questi ultimissimi giorni un video divulgato da questo giornale ha mostrato le aggressioni notturne a clochard inermi nella Galleria Umberto da parte di gruppi giovanili forse provenienti dai quartieri soprastanti, che è a nostro avviso la manifestazione più grave. 

In questo contesto bisogna rilevare non solo accademicamente una trasformazione della socializzazione giovanile che si realizza normalmente oltre la famiglia nei “peer group” in legami di conoscenza, amicizia e scambio, in gruppi di “babygang” per l’età minore di coloro che si raggruppano per imprese di scontro ed aggressione per riconoscimento ed affermazione nei confronti di altri gruppi giovanili. Queste distinzioni gruppali presuppongono luoghi di formazione e trasmissione di subculture devianti, con linguaggi verbali e non nei luoghi di vita, cioè in enclaves culturali devianti, in condomini popolari o meno su cui bisogna aprire dei varchi per rompere l’isolamento e la prigionia di culture date per scontate, senza alternative credibili.

Imprenditori della paura (papa Francesco)

dall'omelia di papa Francesco
per la Giornata Mondiale del Rifugiato


Nel messaggio per la Giornata di oggi ho scritto: «Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43)». E per il forestiero, il migrante, il rifugiato, il profugo e il richiedente asilo ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù. Il suo invito «Venite e vedrete!» è oggi rivolto a tutti noi, comunità locali e nuovi arrivati. È un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo. È un invito che offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive. Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro. E per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori.

L’incontro vero con l’altro non si ferma all’accoglienza, ma ci impegna tutti nelle altre tre azioni che ho evidenziato nel Messaggio per questa Giornata: proteggere, promuovere e integrare. E nell’incontro vero con il prossimo, saremo capaci di riconoscere Gesù Cristo che chiede di essere accolto, protetto, promosso e integrato? Come ci insegna la parabola evangelica del giudizio universale: il Signore era affamato, assetato, nudo, ammalato, straniero e in carcere, e da alcuni e stato soccorso mentre da altri no (cfr Mt25,31-46). Questo incontro vero con il Cristo è fonte di salvezza, una salvezza che deve essere annunciata e portata a tutti, come ci mostra l’apostolo Andrea. Dopo aver rivelato al fratello Simone: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41), Andrea lo conduce da Gesù affinché faccia la stessa esperienza dell’incontro.

Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci. Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, “rubino” qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento. Queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano. Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, all’incontro con il diverso, all’incontro con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore.

martedì 16 gennaio 2018

Valletti e Colò presentano il Centro Hurtado (TV2000)


Padre Fabrizio Valletti e padre Marco Colò presentano su Tv 2000 nella trasmissione “Il diario di papa Francesco” l’esperienza del Centro Hurtado dei gesuiti a Scampia.

lunedì 15 gennaio 2018

Empowermente femminile: un dossier di Aggiornamenti Sociali

da Aggiornamenti Sociali

Negli ultimi decenni in Italia abbiamo assistito a una crescita della presenza di manager femminili in diverse organizzazioni e ambiti professionali. Di quale modello di leadership possono farsi portatrici le donne? Questa è la domanda da cui prende le mosse il Dossier sull’empowerment femminile, che Aggiornamenti Sociali inaugura nel numero di gennaio
Attraverso sei interviste ad altrettante donne che sono state o sono tuttora ai vertici di istituzioni imprenditoriali, accademiche, politiche e culturali, senza alcuna pretesa di esaustività o validità statistica la rivista cerca di indagare se e come esse hanno potuto esprimere la propria originalità femminile. L'intento non è quello di rivendicare forme di parità o di limitarsi a riconoscere una qualche complementarità tra il femminile e il maschile, anche rispetto a posizioni apicali, per lo più occupate ancora oggi da uomini. Piuttosto, dando voce ad alcune storie esemplari, Aggiornamenti Sociali racconta le novità di cui queste donne sono portatrici, gli ostacoli e i condizionamenti incontrati nell’esercizio delle proprie responsabilità, come avviene la conciliazione tra vita personale, familiare e lavorativa. 
Confrontarsi sull’empowerment femminile sarà un’occasione preziosa per ampliare lo spazio di riflessione culturale sul valore della diversità e sul suo senso simbolico: come far crescere le relazioni sociali nella differenza, con uno stile attento a integrare il femminile e il maschile?
Il dossier si apre in gennaio con le interviste ad Alessandra Viscovi, responsabile dell'area Education di Altis (Università Cattolica) e per oltre 10 anni direttore generale di Etica SGR, e Alessandra Smerilli, religiosa salesiana, docente universitaria di Economia politica, socia fondatrice della Scuola di Economia civile. 
Per la prima, che ha sviluppato anche grazie alla maternità la sua creatività professionale, la consapevolezza della diversità tra uomo e donna nel modo di lavorare e nella gestione del potere è cresciuta e non è esente da fraintendimenti: come le attitudini femminili possono essere pienamente valorizzate per far evolvere modelli di impresa, portando ad esempio l’attenzione al gruppo di lavoro e alle potenzialità dello smart working? L’esperienza di Alessandra Smerilli ci riporta invece all’originalità del suo vissuto da religiosa in una disciplina, quella economica, per decenni appannaggio esclusivo degli uomini. Dal suo punto di vista le donne, più inclini a risolvere dilemmi in gruppo, possono esercitare una leadership flessibile, creativa e inclusiva. 
Nei prossimi mesi verranno pubblicate su Aggiornamenti Sociali le interviste a Nadia Urbinati (politologa, docente di Scienze politiche alla Columbia University di New York, collaboratrice di vari quotidiani italiani), Elsa Fornero (economista e docente universitaria, già ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo Monti), Barbara Jatta (storica dell’arte, direttrice dei Musei Vaticani), Chiara Daniele (già direttrice della Fondazione Feltrinelli, consulente di varie organizzazioni culturali tra cui la Fondazione Carlo Maria Martini). Il dossier si concluderà con un articolo della redazione in cui verrà tracciato l’orizzonte nel quale si sono inserite le interviste.
Leggi l'intervista ad Alessandra Smerilli (disponibile anche per i non abbonati).

domenica 14 gennaio 2018

Tornare alla Costituzione? (C.Ripamonti)

di Camillo Ripamonti sj


Nei primi giorni di questo nuovo anno, giorni in cui già ferve la campagna elettorale e in cui si stanno scrivendo i programmi dei vari schieramenti, è quanto mai importante avere come riferimento la nostra Costituzione. Il 2018 è l'anno in cui la nostra Costituzione compie 70 anni. Ce lo ricordava il Presidente della Repubblica nel suo messaggio augurale di fine anno: "Tra poco, inizierà il 2018. Settant'anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti". Rileggere la Carta costituzionale, soprattutto i primi dodici articoli che enunciano i principi fondamentali su cui è nata e vive la nostra democrazia, è un atto di responsabilità che riguarda ciascuno di noi...

sabato 6 gennaio 2018

Un'intera generazione a rischio (Repubblica Napoli)

articolo da Repubblica Napoli, 27 dicembre 2017
Il sociologo della Federico II Luciano Brancaccio si occupa di criminalità organizzata, il primo riferimento a cui si pensa per atti delinquenziali come quelli che in pochi giorni hanno coinvolto prima il diciassettenne Arturo, accoltellato senza ragione a Napoli, e poi il quattordicenne Luigi, colpito alla testa da un proiettile sparato da chi, nel Casertano, usa la pistola al posto dei botti di Capodanno. 

«Ma devo dire che questi episodi mi sembrano lontani da una matrice mafiosa. Sono tra l'altro episodi diversi fra loro: quello ai danni di Arturo riconduce a una violenza urbana sempre più diffusa, della quale si fa fatica a capire le ragioni e i soggetti che la compiono. Una violenza che potrebbe verificarsi in qualsiasi grande metropoli, con le contraddizioni che anche Napoli ha, come quella di avere aree di emarginazione sociale a contatto con zone centrali della città, come per gli episodi di esplosione di violenza giovanile dei baretti di Chiaia».

Crede alla possibilità di fenomeni di emulazione? «Secondo me no, la violenza diffusa in città non nasce ora». A quali fatti si riferisce? «Ricordo che anni fa giravano ragazzi che prendevano a schiaffi gli inermi. Molti di questi episodi non passavano sui media. Oggi, invece, finiscono sui giornali più spesso. Negli anni Novanta le sparatorie erano trafiletti, ora pagine intere. I dati statistici su cui possiamo contare danno gli omicidi in calo. In aumento sono gli episodi di violenza diffusa riconducibili a giovani che frequentato zone centrali e si scontrano con giovani perbene, come nel caso di Arturo: una violenza che nasce dalla diversità».

La camorra dunque non c'entra niente? «A me il ragionamento sul camorrista da emulare come modello di successo e ricchezza sembra davvero piuttosto debole. A Napoli il modello camorrista c'è da sempre. La violenza urbana ha delle sue cause scatenanti specifiche. Non è smettendo di trasmettere questo o quel telefilm che risolveremo il problema».

Perché secondo lei girano tutti armati pur essendo così giovani? «Il problema riguarda i modelli comportamentali delle giovani generazioni: a Napoli si innestano in una realtà in cui l'illegalità è diffusa, l'assenza di regole è conclamata, la possibilità di procacciarsi armi è una prerogativa della delinquenza locale, questo crea un mercato di armi: un ragazzino che vuole fare colpo sull'amico sa dove procurarsele. E poi c'è l'elemento promiscuità: la criminalità organizzata napoletana abita in tutti i luoghi della città, non è ghettizzata come nella banlieu parigina. A Napoli abbiamo la periferia nel centro, Dunque anche chi non è riconducibile a questi circuiti può ottenere armi, droga».

La causa è questa? «Non mi sembra: il problema è strutturale». Ma attualmente che vita fa un giovane in una città come questa? «Dipende dalla sua estrazione. Chi vive in una famiglia di disoccupati non ha e non percepisce prospettive, molto più che in passato. Le disuguaglianze crescono, le possibilità calano. Basta guardare gli iscritti alle università: sono in discesa, nessuno si illude che gli atenei possano essere una strada di mobilità sociale. Chi può va a studiare fuori.

Le famiglie maturano l'idea che non ci sono speranze». La responsabilità di chi è? «Delle istituzioni locali e centrali, Si ha l'idea di una città che non è più governata e in cui non ci sono regole. Il Comune qui è assente, a parte alcuni punti dove l'opinione pubblica protesta, come per la movida»

sabato 30 dicembre 2017

Pranzo solidale con i Rom di Scampia


Promosso dalla rete antirazzista napoletana e dal Comitato “Abitare Cupa Perillo” con la collaborazione del ristorante etnico Chikùsi è svolto nei giorni scorsi a Scampia un pranzo di solidarietà allietato da vivande, musiche e danze jugoslave, per manifestare la vicinanza alle famiglie Rom provvisoriamente attendate (da quattro mesi) nell’Auditorium VIII Municipalità

Erano presenti oltre ai componenti dell’associazione Chi rom e...chi no i volontari del centro di formazione Alberto Hurtado con il responsabile padre Sergio Sala ed altri amici della rete antirazzista. Nei giardini antistanti è stata piantata una giovane quercia significativa come buon augurio per le popolazioni serbe. Alla fine del pranzo c’è stata la cerimonia del pane, quasi un’eucarestia laica, in cui il giovane padre che celebrava il rito ha invocato dal Signore nell’anno a venire non solo pane, ma soprattutto un’abitazione degna per queste famiglie. Personalmente all'inizio ho invocato la benedizione dell’unico Dio di Abramo, di Gesù Cristo e del Profeta Maometto. Bisogna rilevare che pur in mezzo ai disagi di questa sistemazione provvisoria (si fa per dire) si è cementata una comunità di vita tra queste famiglie, che stanno danno un’esempio di civiltà con la manutenzione e cura di questa struttura.


“A pasqua saremo ancora qui - mi ripeteva una Rom - se non provvediamo noi”. La sfiducia è dettata da quattro mesi di incontri del Comitato Abitare Cupa Perillo con l’Assessore al Welfare ed altri assessori del Comune napoletano, che non hanno prodotto a questa data un dettagliato cronoprogramma degli interventi a favore delle famiglie Rom di Cupa Perillo. Circa 650 persone colpite dal violento e doloso incendio del 27 agosto scorso. Da settimane sentiamo dire che per la Caserma Boscariello il Comune ha tutte le autorizzazioni a procedere, ma non si aggiunge altro, anche perchè dopo una sistemazione che doveva durare settimane a questo punto non si è più accreditati a proporre la tendopoli nella Caserma. 

Nei giorni scorsi è stata inaugurata la Biblioteca di Scampia in una struttura scolastica che hanno ristrutturato in due mesi i rifugiati, i detenuti in affido e gli studenti. Il Comitato aveva più volte proposto un sostegno per un anno all'abitazione per le famiglie Rom sistemate nell’Auditorium (47 persone per 9 nuclei familiari) per cui sembrava non ci fossero opposizioni di principio. Le soluzioni all’abitare, come è noto, anche per i Rom sono plurali, ed il Comitato le ha indicate fin dall'inizio della sua nascita. Non si comprende se manchi una fantasia politica, una poca conoscenza di altre esperienze del nostro paese, un vera determinazione a risolvere il problema che esiste da due o tre decenni. 

A quale Dio o santo dobbiamo affidarci?

domenica 24 dicembre 2017

Natività ordinaria e straordinaria


Ieri mattina aspettavo a Scampia il bus che tardava, mentre accanto a me una madre non proprio giovane prendeva in braccio il figlio di 7 anni, stanco di aspettare. Improvvisamente ho pensato (illuminazione?) che a Natale, festa della Natività di Gesù figlio di Maria e di Dio, bisogna prima di tutto festeggiare le coppie di genitori che hanno dato e danno alla luce figli, figli dell’uomo e figli di Dio.

C’è una Natività straordinaria in Betlemme ad opera di Maria e dallo Spirito santo, ed una Natività ordinaria frutto dell’amore di un uomo ed una donna, che danno la vita a nuovi esseri umani. Di questa maternità ordinaria è partecipe anche Maria: l’inno del tempo di Avvento per i vespri recita: "Accogli nel tuo grembo, o Vergine Maria, il Verbo di Dio Padre". Ed Elisabetta nell'incontro con Maria esclamò: "e benedetto il frutto del tuo grembo". Nello stesso tempo a Elisabetta "il bambino le sussultò nel grembo" (Lc 1).

Le due maternità in Maria si incontrano nel grembo che nutre la vita. Questo spessore divino-umano della maternità straordinaria ed ordinaria deve essere esplicitato nella celebrazione del Natale, per raggiungere il divino nella vita quotidiana di donne e uomini ed aprire orizzonti di luce per la vita umana. E’ la via amoris nel flusso della vita.

Il novantenne scrittore Guido Ceronetti afferma in una recente intervista che per lui il divino è il segreto, il mistero della vita umana. Tanti auguri di Natale a tutti i genitori ed ai loro figli partecipi di questo mistero divino. Anche a noi che siamo stati generati e non abbiamo generato per aprire al divino nel cammino che ci accomuna.

venerdì 22 dicembre 2017

Generare Dio. La madre col bambino


Nella collana de Il Mulino Icone. Pensare per immagini, curata da Massimo Cacciari, a settembre è uscito il prezioso volumetto “Generare Dio”, nel quale il noto filosofo offre una colta ed elevata riflessione su alcune icone della pittura italiana quattro/cinquecentesca. Raffigurano Maria con il bambino e disvelano il mistero della generazione di Dio nella carne di Maria.

La figura della Vergine col suo bambino ha svolto un ruolo straordinario nella civiltà europea. Attraverso questa immagine, che assume forme diversissime, che è chiamata ed invocata con nomi anche contrastanti, questa civiltà non ha pensato soltanto il proprio rapporto col divino, la relazione di Dio con la storia umana, ma l'essenza stessa di Dio. Perché Dio è generato da una donna? Pensare quella Donna costituisce una via necessaria per cogliere quell'essenza. E le grandi icone di quella Donna, come la Madonna Poldi Pezzoli del Mantegna, non sono illustrazioni di idee già in sé definite, bensì tracce del nostro procedere verso il problema che la sua presenza incarna.

A dire di Cacciari, “Questo appare comunque certo nell’Occidente cristiano, la meditazione su Maria si svolge essenzialmente attraverso la straordinaria messe delle sue immagini. La figura di Maria ci viene da loro, e in primis da quelle che ne vedono la relatio non adventitia con suo bimbo; impossibile  pensarla se non incarnata in esse. La Maria dei teologi non è spesso che una pallissima eco (...). Tra parola ed immagine non v’è mai alcun diretto rapporto “illustrativo”. E tuttavia, specialmente per questa figura, sembra spesso sia l’icona a eccedere la parola e sia semmai la parola a ridursi a illustrazione dell’icona. Qual’é, d’altronde, l’icona per eccellenza dell’evangelista pittore, se non appunto quella di Maria con il bimbo? E quale esegesi compiono di questa prima icona i seguaci di Luca? Ci permettono le loro pitture di penetrare in tale relazione? Giungono a manifestarne il mistero, a penetrare attraverso il visibile l’invisibile?”.


Nelle pagine di questo volumetto - curato con alcune immagini rappresentative della pittura rinascimentale - è tracciato il percorso di una fenomenologia dell’invisibile nella rappresentazione sensibile di Maria, che ne restituisce verità e mistero.

giovedì 21 dicembre 2017

Luci sulla frontiera, il docufilm (ilroma.net)

Ilaria Urbani racconta i sacerdoti di strada nel documentario "Luci sulla frontiera"
di Alessandro Savoia (ilroma.net)

Sotto occhi e orecchie vigili degli studenti dei licei “Cuoco“ e “Caccioppoli”, la giornalista Ilaria Urbani ha presentato al cinema Metropolitan il suo primo documentário dal titolo “Luci sulla frontiera - La Chiesa di strada” (Sparks in the Dark).Un progetto partito dal libro “La buona novella”, proseguito con una serie tv sui preti di strada in onda su Tv2000 e che ora arriva al cinema, per raccontare i sacerdoti di strada che scelgono di stare ogni giorno al fianco degli ultimi.

Come in molti Sud del mondo, nelle periferie di Napoli i preti di frontiera "cercano e riconoscono chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e lo fanno durare, gli danno spazio". I missionari metropolitani operano in territori diventati spesso invisibili allo Stato e alle classi dirigenti. I preti di strada da sempre, già da prima dell’arrivo di Papa Francesco, danno un volto all’ascolto, alla solidarietà, alla comunità, alla dignità, alla libertà, alla pace. In nome dell’umanità. E di un'altra chiesa possibile.

E così, lungo 52 minuti, si alternano i volti di Don Franco Esposito tra i detenuti e le loro famiglie del carcere di Poggioreale, il più sovrappopolato d'Europa. Padre Antonio Loffredo tra i giovani del rione Sanità che grazie alla cultura e ai monumenti si inventano un futuro dove la camorra non deve trovare posto. Don Gaetano Romano a San Giovanni a Teduccio, ex quartiere operaio a Napoli est, ancora oggi in cerca di riscatto, crea possibilità per la formazione dei figli dei più poveri. Don Felix Ngolo dall’Africa si occupa dei ragazzi della baraccopoli di amianto ai margini dell’antica Puteoli. Padre Domenico Pizzuti (nella foto) costruisce percorsi d’integrazione a Scampia, quartiere reduce da decenni di narcotraffico dei boss. Quotidiano è l’impegno del gesuita per la comunità rom ancora oggi in cerca di sistemazione.

Ad accompagnare questo percorso la voce di Roberto Saviano. «Con Roberto ci conosciamo ai tempi in cui entrambi scrivevamo per il “Manifesto” – così Ilaria Urbani – e già l’ho coinvolsi per curare la prefazione del mio libro “La buona novella”. È stato un onore avere lui in questo lavoro, perché si tratta di temi che Saviano ha raccontato, è stato colui che ad esempio ha interrotto la macchina del fango su Don Peppe Diana».

Un racconto semplice, diretto, efficace, dal retrogusto romantico. Un lavoro che andrebbe visto dalle persone affinché possano capire quanto è importante il valore della comunità e dai sacerdoti per comprendere come compiere la loro missione. Da questo seme potrebbe nascere un forte antidoto contro razzismo, ignoranza e criminalità. “Luci sulla frontiera”, prodotto da Ladoc and Isola Film, è stato presentato al Mipcom di Cannes per una distribuzione in sala e in televisione sia in Italia che all’estero.

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